Moto esterno

 

Argomenti della lezione:

-moto esterno

-sforzi normali e tangenziali

-forza di trascinamento

-area frontale

-coefficiente aerodinamico di penetrazione

-galleria del vento e teoria dei modelli (esempio)

-esercizio 1 : velocità di una goccia di pioggia

-esercizio 2 : spinta del vento sui pali di una linea elettrica

-esercizio 3 : spinta del vento su un edificio

 

 

Con il termine moto esterno indichiamo quella parte della fluidodinamica che studia il moto dei fluidi attorno ai corpi.

Il moto esterno coinvolge tutti quei casi in cui un fluido viene a contatto con la superficie esterna di un oggetto ed è equivalente, ai fini delle leggi fisiche, il fatto che l’oggetto sia fermo e il fluido si muova o che il fluido sia fermo e l’oggetto si muova. In sostanza è importante il moto relativo tra fluido e corpo di contatto.

         Infatti, il moto relativo tra fluido e corpo di contatto provoca su quest’ultimo degli sforzi (cioè forze per unità di superficie) che possono essere di due nature, normale e tangenziale.

         Lo sforzo normale è dovuto alla pressione che il fluido esercita su qualunque superficie che vi sia immersa; tale pressione agisce perpendicolarmente all’ostacolo. Questo genere di effetto non è dovuto alla viscosità del fluido, perciò interverrebbe anche se il fluido fosse ideale (cioè a viscosità nulla).

Gli sforzi tangenziali nascono dall’ interazione tra le particelle del fluido a diretto contatto con il corpo immerso (ferme rispetto ad esso per l’ipotesi di aderenza) e quelle vicine, quando si è in presenza di moto relativo tra fluido e corpo.

 

Figura 1

In fig.1 vediamo la sezione frontale del cilindro con

     sforzo normale

*      sforzo tangenziale

che vengono esplicitati come , cioè come forza su unità di superficie

Figura 2

La fig. 2 illustra la sezione di un filo cilindrico investito dal fluido. Il fluido lambisce il solido e non  potendolo attraversare si sposta lungo la superficie esterna.

 

Nel caso di un fluido reale (cioè a viscosità non nulla) si genera tra le particelle del fluido e la superficie del cilindro un attrito viscoso che provoca la perdita, per scambio termico, di parte dell’energia cinetica del fluido.

Gli sforzi normali tendono a diminuire procedendo da 0° a 180° in senso orario e l’andamento della pressione sarà quello illustrato in fig.3. Gli sforzi normali danno luogo ad una forza risultante F che tende a trascinare il corpo.

 

Figura 3

Gli sforzi tangenziali, ossia la tensione esercitata tangenzialmente alla superficie del cilindro, dovuta all’attrito viscoso del fluido, hanno un andamento illustrato dal grafico in fig.4.

 

Figura 4

La forza risultante delle tensioni normali e tangenziali è una forza F applicata nel baricentro del corpo con direzione e verso concordi a quelli del fluido, detta forza di trascinamento la cui formula è

     

 

con

area frontale

densità del fluido

velocità media

coefficiente di penetrazione aerodinamico

 (espresso anche come  oppure come )

 

L’ area frontale è una grandezza caratteristica ed è definita come la proiezione sul muro del piano d’ombra del corpo ( in fig.5 esempio di area frontale di un camioncino).

 

Figura 5

 

 

 

* è il coefficiente aerodinamico di penetrazione (misura il rapporto fra la velocità di un corpo e la potenza che gli è necessaria per muoversi a quella velocità).

 Ne risulta perciò che una forma è tanto più aerodinamica, quanto più basso è il suo .

 Per la corretta determinazione numerica del coefficiente  devono essere noti la forma del corpo (geometria del corpo) e il numero di Reynolds, la cui formula è

   

dove

lunghezza caratteristica (es.:diametro nel caso di sfera o cilindro)

=  viscosità cinematica del fluido

 

Il valore di si trova su grafici caratteristici delle varie forme geometriche. Nel grafico in fig.6 è riportato il coefficiente  in funzione del numero di Reynolds per le forme semplici di cilindro e sfera.

 

Figura 6

 

Nel caso reale risulta molto complesso calcolare analiticamente il valore e t(q). Per i casi più complessi, ovvero per casi in cui i solidi non siano delle figure geometriche elementari, è praticamente impossibile valutare numericamente le grandezze di cui sopra.. Per questi motivi, la fluidodinamica esterna viene studiata principalmente per via sperimentale, cioè con le cosiddette gallerie del vento.

Nella galleria del vento un modello dell’oggetto da studiare, mantenuto fisso, viene investito da una corrente d’aria pari a quella che l’oggetto dovrebbe possedere nel moto reale, spostandosi esso stesso nell’aria.Si possono così osservare e misurare caratteristiche aerodinamiche, variazioni di temperatura e di pressione, turbolenze.

Lo studio dei sistemi complessi (per esempio ali di aerei, automobili, radiatori, ecc.) richiederebbe, specialmente per oggetti di grandi dimensioni, gallerie del vento molto grosse e quindi molto costose. A questo inconveniente pone rimedio la teoria dei modelli che, come dice la parola stessa, fa uso di modelli in scala del sistema da studiare. Secondo la teoria dei modelli, infatti, è possibile studiare la fluidodinamica esterna di un sistema con lunghezza caratteristica L usando un modello in scala del sistema stesso con lunghezza caratteristica L’<L, i risultati così ottenuti possono essere riportati sul modello originale tramite numeri puri.

La grandezza caratteristica di un sistema è la dimensione di una particolare zona presa come riferimento per tutte le altre e scalando questa viene scalato l’intero sistema. Nella studio fluidodinamica esterna la grandezza presa come riferimento è l’ area frontale (vedi fig.5).

 

Esempio

Si vuole calcolare la velocità da applicare ad un modello di automobile in galleria del vento in modo che i risultati ottenuti possano essere riportati correttamente sul modello originale.

Modello scala 1:2

                       

 come ipotesi base della teoria dei modelli, che esplicitata diventa

semplificando ottengo

da cui

 è quindi la velocità da applicare al modello in galleria del vento.

 

La teoria dei modelli può anche essere utilizzata per calcolare le spinte del vento sugli edifici.

 

 

ESERCIZIO 1

 

Una goccia di pioggia, approssimata con una sferetta di diametro D=1mm , cade liberamente in aria atmosferica alla temperatura di 20°C. Si vuole calcolare la velocità raggiunta dalla goccia.

 

Figura 7

 

 Poiché la goccia è di piccole dimensioni, la sua velocità limitata ci permette di trascurarne le deformazioni dovute alla pressione dell’aria, che tenderebbero ad appiattirla.

 

La goccia d’acqua non scende con moto uniformemente accelerato, come si potrebbe pensare, ma dopo un primo aumento lineare si assesta su un valore asintotico, poiché è soggetta a due forze in equilibrio fra loro, la forza peso e la forza d’attrito.

In questo caso la forza peso

  

dove   e g = accelerazione di gravità

diventa quindi

dove D è il diametro della goccia (D = 1 mm)

La forza d’attrito è data da

*                                      

dove  velocità di caduta   e l’area frontale è data da

Queste due forze all’equilibrio devono essere uguali

semplifico e ottengo

da cui ricavo

Se  fosse costante  crescerebbe con .

Ma  cala all’aumentare di D, quindi la velocità diventa costante.

Questo calcolo ha però un errore, o meglio un’approssimazione, non tiene infatti conto della forza di galleggiamento  (che deriva dal principio di Archimede)

con volume

Utilizzo la forza di galleggiamento per ottenere la forza peso netta

La   è quindi espressa come

 

Figura 8

La forza di galleggiamento agisce anche nella goccia d’acqua (fig.8).

La formula per trovare  diventa quindi

 

 

Per trovare  devo avere il valore di

Poiché anche dipende dalla velocità, devo procedere per tentativi ipotizzando valori di .

 

 

Tentativo 1

 Ipotizzo e  lo vado a sostituire nella formula precedente

Controllo il valore sul diagramma di Reynolds e trovo

Sostituisco il valore trovato nell’equazione di

Il valore calcolato non concorda con quello di che avevamo ipotizzato.

 

 

Tentativo 2

Ipotizzo  e ottengo

da cui

Sostituisco il valore trovato

 

Il valore calcolato non concorda con quello di che avevamo ipotizzato.

 

 

Tentativo 3

Riprovo ipotizzando  e ottengo

da cui

 

e

 

Il risultato ottenuto non concorda con il valore di  che avevamo ipotizzato. Si deve procedere ancora per tentativi fino ad arrivare ad un risultato che soddisfi entrambe le equazioni di e di .

 

 

 

 

 

ESERCIZIO 2

 

Si vuole calcolare il momento flettente alla base del palo in c.a. di una linea elettrica, causata dall’azione del vento che soffia con velocità di 100 km/h per poterlo dimensionare correttamente.

 

Figura 9

 

Dati dell’esercizio:

momento flettente

 

Determino la forza del filo

Calcolo il numero di Reynolds per trovare il coefficiente aerodinamico

da cui ottengo

Sostituisco il risultato ottenuto nell’equazione iniziale

 

Su superfici piccole le spinte del vento sono irrisorie.

 

 

Determino la forza del palo

Calcolo il numero di Reynolds per trovare il coefficiente aerodinamico

da cui ottengo

Sostituisco il risultato ottenuto nell’equazione della forza

Figura 10

In fig.10 il diagramma delle forze (la  è applicata nel baricentro del palo stesso)

Il filo scarica la forza sul palo.

 

Calcolo il momento alla base del palo

 

Il risultato ottenuto è l’azione a cui il palo in c.a. deve essere dimensionato.

 

 

 

ESERCIZIO 3

 

Si vuole calcolare la spinta del vento sull’edificio.

 

Figura 11

Dati dell’esercizio:

Sulla parete 1. la pressione agisce sull’intera superficie in maniera uniforme, mentre la velocità è nulla.

Sulla parete 2. invece non c’è contropressione (la possiamo trascurare), mentre la velocità non è nulla.

 

ma per ipotesi

e semplificando otteniamo

da cui

 

 

Calcolo la forza F (spinta del vento sull’edificio) in funzione della pressione e dell’area frontale (area della parete) dall’equazione.

 

Le spinte del vento sono azioni critiche per gli edifici che hanno un grande sviluppo in altezza e grandi superfici (vengono dimensionati per resistere alle azioni orizzontali).

 

Un altro caso pericoloso, per le strutture basse, sono le strutture a copertura sferica.

 

Figura 12

 

In questo caso la forza di trascinamento è diretta principalmente verso l’alto. Mentre nel caso precedente ho considerato  (componente orizzontale di ) unitario, in questo secondo esempio il coefficiente  (componente verticale di ) non è trascurabile.

 

Considero il caso più clamoroso

Utilizzo questo valore per trovare

Il valore ottenuto è molto più grande del peso della struttura, che va in crisi facilmente.

Per il calcolo delle azioni del vento esistono delle norme UNI che indicano i fattori di sicurezza anche per le strutture geometriche più complicate.